Si parla sempre di web, internet, social, app eccetera come qualcosa di scontato, da usare secondo l'impostazione data dalle grandi multinazionali che sviluppano il software o detengono l'hardware. Invece la cosiddetta transizione digitale include parecchi temi su cui vale la pena riflettere, affrontandoli non soltanto dal punto di vista informatico ma anche legislativo, etico, antropologico, filosofico, morale; l'impatto che sviluppano è infatti profondo e onnipresente, sociale e ambientale, fino all'enorme consumo di energia e risorse che spesso non vediamo, nascondendolo dietro l'illusione della "dematerializzazione". In tutto ciò s'inserisce il ruolo della conoscenza pubblica, la gestione del patrimonio culturale che impatta sulla costituzione della nostra identità individuale, sulla coesione della società, sul modo in cui la nostra specie umana si tramanda e si racconta. In sintesi, cercheremo di rispondere insieme alla domanda: può esistere un "Internet biologico", che non sia basato solo su requisiti e aggiornamenti tecnici ma su principi più sostenibili, partecipativi e solidali? 

A cura di: Marco Pozzi, Pietro Jarre (Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale)

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